>

Non siamo che abitanti, solamente

RIACE – I cittadini si ricevono sempre. Potrebbe essere un messaggio di protesta indirizzato ad un’amministrazione latitante, invece non lo è. Sono le cinque parole che trovate sulla porta del sindaco di Riace. Si chiama Domenico Lucano, Mimmo per i riacesi; amministra dal 2004 un comune calabrese di milleseicento abitanti. Per sua volontà, il borgo ha aperto le braccia a centinaia di uomini e donne nel corso degli ultimi anni. Si tratta di rifugiati politici richiedenti asilo, ma se state pensando ad una qualche forma di assistenzialismo, siete fuori strada. Immaginate, piuttosto, una rete. Relazioni di orizzontalità e solidarietà. E poi il punto esatto in cui domanda e offerta di lavoro si incontrano. Perché Riace da anni stava perdendo pezzi: molti emigravano, le scuole stavano chiudendo, stava per diventare paese fantasma, come se ne trovano in questa regione. L’intuizione di Lucano sta nell’aver capito prima di altri che, non solo bisognava accogliere chi arrivava dal mare, ma che era necessario inserirli in un meccanismo finalizzato a ridare dignità a quelle persone e senso a tutto il territorio. La mancanza di lavoro in quel momento era una piaga per tutti, per i nuovi e per i riacesi: una piaga che si è in parte alleviata con l’apertura di laboratori e botteghe artigiane nel cuore del borgo. Questo progetto si chiama Riace Village, ed è tante cose: è offrire ospitalità, è il recupero e la valorizzazione degli antichi mestieri; è il tentativo di costruire un’economia reale e sana, sfruttare le forze e capacità locali, diventare una tappa del circuito del turismo etico e la cassa di risonanza dell’idea del consumo critico. E’ qualcosa di pratico, funzionale e stabile ormai, tenuta in piedi da una spinta ideale forte. Probabilmente proprio la spinta che proviene dall’uomo Domenico Lucano e dai collaboratori e soci della sua associazione "Città Futura G. Puglisi".

Nonostante alle ultime elezioni abbia vinto con uno scarto di quaranta voti, Mimmo ora è molto sostenuto dalla popolazione, i suoi cittadini lo difendono, e lui di difesa ha bisogno. Ve ne accorgete quando arrivate nel cuore del paese, davanti alla locanda Donna Rosa, gestita da Città Futura. Proprio sopra la maniglia il segno di due proiettili parla. Quel portone, però, non è mai stato sostituito. E’ stato, invece, tempestato dalle impronte colorate dei bimbi della scuola elementare: è il loro abbraccio al sindaco.

A Riace la parola integrazione ha una consistenza precisa: testimonianza tangibile del fatto che le parole sono cose. Per quelle strade non si cammina, si vola su una nuvola, ci si muove dentro il sogno di uomini nati in posti sparsi ovunque per il mondo che si ritrovano coi fratelli calabresi. E Riace Village è un urlo: siamo tutti uguali. La nostra fortuna, la fortuna di noi italiani, deriva nient’altro che da coordinate geografiche. Ma l’Italia non è nostra. Non siamo che abitanti, solamente.