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Don Demasi: “Il pallone è nelle mani dei boss”

POLISTENA – Mafiosi come presidenti, scagnozzi come dirigenti e calciatori in erba reclutati dai clan. Rispondendo all’inviato de La Repubblica, Attilio Bolzoni, nel novembre 2005 don Pino Demasi imboccò come sempre la via della schiettezza: "I boss controllano le squadre e mettono i loro uomini di fiducia a dirigerle, prima o poi tanti ragazzi finiranno così al servizio delle cosche". Apriti cielo. Sul vicario generale della diocesi di Oppido-Palmi e referente di Libera nella Piana di Gioia Tauro si abbatterono gli strali di un mondo calcistico calabrese mai stato così compatto. Qualche dirigente invitò in malo modo "quel prete" a fare i nomi. Altri sembrarono cadere dalle nuvole. ‘Ndrangheta nel pallone? Mai visto, mai sentito.

Don Pino, cos’è cambiato dal 2005?
"La situazione è rimasta immutata. Il quadro nella Piana di Gioia Tauro, ma non solo, è sempre lo stesso: continuano a reciclare soldi sporchi inaugurando campetti di calcio, continuano a raccogliere ragazzi per i quali il pallone è tutto, continuano a controllare le squadre dei paesi, continuano a vendere le partite a tavolino. E’ sotto gli occhi di tutti e negli ultimi anni alcuni sequestri della magistratura lo hanno pure confermato".

Allora dirigenti locali e federazione regionale hanno reagito sdegnati alle denunce, negando l’esistenza nel settore di ingerenze da parte della criminalità organizzata.
"Di fatto hanno negato l’evidenza, chiudendosi a riccio in un’autodifesa. Qualcuno mi ha pure risposto affiggendo manifesti per le strade. Finito lo scandalo, però, è tutto rientrato, tutto come prima".

Le cosche hanno però gioco facile a riempire spazi drammaticamente vuoti.
"Lo ripeto spesso: i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce. Come fai a tenere i ragazzi lontani dal pallone, soprattutto in un territorio che offre così poco come quello della Piana di Gioia Tauro? Puoi solo lavorare per costruire un discorso alternativo, in cui la vera passione sportiva si possa esprimere in un contesto di legalità. Ci stiamo provando con la collaborazione del Csi (centro sportivo italiano)".

Il riferimento di don Demasi è all’Oratorio Cup, il campionato che dal 2007 coinvolge ragazzi tra i 10 e i 18 anni in dodici parrocchie della diocesi di Oppido-Mamertina, con tanto di girone d’andata e ritorno, quattro categorie, dirigenti e allenatori sottoposti ad apposita formazione. "L’obiettivo – spiega il dirigente del Csi Paolo Cicciù – è promuovere l’attività sportiva insieme con il rispetto delle regole e la formazione dei quadri dirigenti. Per troppo tempo in Calabria il calcio dilettantistico e giovanile è stato caratterizzato da improvvisazione, affollato da gente senza un percorso specifico, incapace di trasmettere ai ragazzi gli autentici valori dell’agonismo sportivo. Stiamo provando ad innescare una vera rivoluzione culturale, a partire dalle scuole calcio".