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Mafia: “Marcia per la Pace” a Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA – Hanno suonato a festa per alcuni minuti le campane di una delle tre parrocche del quartiere Archi di Reggio Calabria – una delle zone più a rischio della città – quando stamani sono sfilati i circa 20mila aderenti alla ”marcia per la pace”: una manifestazione che, quest’anno, il mondo cattolico ha voluto a Reggio Calabria ”per rispondere ad un fiume di mafia con un mare di pace”. "Siamo qui a Reggio per sostenere quei gruppi della società civile che si oppongono alle organizzazioni mafiose", hanno gridato per le vie della città i giovani, soprattutto calabresi, ai cittadini che dai balconi, applaudendo, rispondevano all’appello dei manifestanti di unirsi alla loro voce. Al coro di giovani della sinistra giovanile che, giunti da tutta Italia, hanno rivendicato il diritto di ”poter realizzare i propri sogni di libertà", il segretario nazionale del Pds, on. Achille Occhetto, che tra gli altri ha sfilato insieme ai giovani, ha risposto di non arrendersi. ”Questa marcia – ha detto Occhetto – è testimonianza del fatto che esiste una parte della Calabria che vuole dire basta con quest’Italia, dove l’attività delle organizzazioni mafiose è alimentata dal fatto che non c’è alternanza di partiti. La Democrazia cristiana è ormai partito di governo”.Circondato dai gonfaloni di alcuni comuni del meridione, il segretario del Pds ha detto poi che ”lo scioglimento dei 18 Consigli comunali, da poco decretato, è certamente una cosa buona, ma non è sufficiente. Bisognerebbe sciogliere anche i Consigli comunali di Reggio Calabria e Palermo. Bisognerebbe sciogliere lo Stato, perché la mafia è dentro lo Stato”. A fare da sfondo alla manifestazione, la realtà di Reggio Calabria, il cui numero di morti ammazzati negli ultimi anni è stato richiamato in alcuni cartelloni esposti dagli studenti di una scuola cittadina, in prossimità di piazza Duomo – dove si è aggiunto al corteo l’arcivescovo della città, mons. Vittorio Mondello – e la scontrosità dei giovani del quartiere Archi che hanno fatto da spettatori alla marcia dei loro coetanei. Ad Archi – sul cui territorio dominano le cosche che fanno capo alle famiglie De Stefano-Tegano, impegnate in una ”guerra” di mafia che ha fatto già molte vittime – solo la voce del parroco, don Giovanni Laganà, ha risposto alle sollecitazioni dei manifestanti. ”Le radici della mafia sono nell’ignoranza” hanno gridato i giovani delle Acli ed i rappresentanti degli studenti dell’università di Reggio Calabria, per contro, "sarà la mafia la nostra cultura?”. ”Esiste un’immagine di Reggio Calabria emersa oggi – ha detto il presidente nazionale delle Acli, Giovanni Bianchi – ben diversa da quella stereotipata, simbolo dell’esistenza di una volontà di cambiamento. Esiste un protagonismo emergente nella societa’ civile del meridione sul quale bisogna lavorare; e i risultati sono nelle presenze registrate oggi”. Seduti a terra, nel parco di Pentimele – ultima tappa della marcia – dopo oltre dieci chilometri di percorso, i manifestanti hanno atteso le note delle canzoni di Gino Paoli. ”La loro – ha detto il coordinatore nazionale della Sinistra giovanile, Gianni Cuperlo – è stata un’enorme prova di riscatto morale. Qualcosa cambia nella coscienza di questo paese. C’è una generazione che sceglie programmi come "Samarcanda"”. Commentando la testimonianza di una studentessa di Gela, che ha ricordato Libero Grassi, l’imprenditore ucciso nello scorso mese di agosto, l’on. Sergio Garavini, di Rifondazione comunista, ha detto: ”Riteniamo questo appuntamento di grande rilevanza politica, sociale e civile. I problemi legati alla lotta contro mafia, camorra e ‘ndrangheta e più complessivamente del Mezzogiorno, rappresentano sempre più i nodi decisivi da affrontare per qualsiasi ipotesi di trasformazione radicale della società italiana”.