La “Marcia della Pace” in un santuario mafioso
REGGIO CALABRIA – Ad Archi, in tanti, da tutta Italia contro la mafia. Nel cratere più turbolento del vulcano criminale, nel quartiere-casbah, tutto mattoni, cemento e degrado, da cui si diparte la guerra intercosche, migliaia di persone oggi marceranno per testimoniare solidarietà alla gente onesta costretta a vivere sotto il tallone dei boss e per chiedere che lo Stato non arretri ancora davanti all’ incalzare della violenza, davanti all’ assalto dei clan. Carovane di auto, centinaia di pullman, treni speciali arrivano a Reggio da nord e dalla Sicilia: alla tradizionale marcia per la pace Perugia-Assisi, quest’anno è stata sostituita una marcia antimafia nazionale, partita da Milano e da Palermo, con terminale proprio a Reggio. "Siamo a Reggio per mischiarci con le forze locali per combattere la mafia", ha detto Giovanni Bianchi, presidente nazionale delle Acli, l’associazione che con l’Arci organizza la marcia, "e ho notato che tra giovani c’è una grande volontà di riscatto". marcia, "e ho notato che tra giovani c’è una grande volontà di riscatto". Combattere la mafia, dunque, equivale a combattere per la pace. E le carovane dei "pacifisti", con un itinerario particolarmente significativo, in questi giorni hanno toccato i centri-simbolo del bubbone mafioso. Da Milano, a Roma, a Villa Literno, a Caserta, a Napoli, a Castellammare di Stabia, da Palermo a Capo d’Orlando e a Gela, prima di arrivare a Reggio città teatro di una guerra di mafia che in cinque anni ha fatto più di duemila morti. Reggio, come Palermo e Napoli, è una città disperata, mal governata, senza speranze. Il sindaco dice che il 20 per cento del consiglio comunale è espressione delle cosche e non accade nulla. Qualcuno aggiunge che le tangenti sono di casa al palazzo municipale e tutto va avanti come se niente fosse. Ci sono poi 150 morti nel Reggino dall’inizio dell’anno, la città sembra un campo di battaglia, la guerra infinita si estende e porta, in tutta la Calabria a 221 il numero dei morti ammazzati, e lo Stato assiste impotente. Questa mattina a Reggio gli organizzatori prevedono oltre diecimila persone. Sfileranno dai quartieri a sud della città fino ad Archi, poi la manifestazione si concluderà al parco Pentimele, con un concerto di Gino Paoli. In piazza Duomo si aggregherà ai manifestanti anche il nuovo vescovo metropolita, ultimamente criticato per aver speso poche parole contro la piovra mafiosa, facendo etichettare la chiesa reggina, già in prima fila nella lotta alle cosche, come "chiesa del silenzio". Alla testa del corteo non ci saranno questa volta i politici. Non li vogliono. Se vogliono marciare si dovranno mescolare alla gente comune. Ieri c’è stata una "convenzione" di preparazione. Il presidente delle Acli, Bianchi, e quello dell’ Arci Giampiero Rasimelli, sono andati nelle scuole a parlare con i giovani. Otto gruppi di lavoro hanno preparato altrettanti documenti. La proposta radicale scaturita è quella di sospendere il porto d armi a tutti gli italiani e contemporaneamente di evitare la militarizzazione del territorio da parte delle forze dell’ordine. In ogni caso è stato giudicato positivo il decreto di scioglimento di diversi consigli comunali. Messaggi di adesione sono arrivati da tutta Italia. Pina Maisano, vedova di Libero Grassi, idealmente si dice presente anche se si mostra un po’ scettica: "Dovremmo impegnarci come singoli prima che come collettività nel nostro lavoro onesto, nel rifiuto di ogni ipocrita mediazione".






