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L’ingegnere e la memoria taciuta

Quella di Demetrio Quattrone, vittima innocente di ‘ndrangheta, a cui Libera Reggio Calabria ha deciso di dedicare il 27 ed il 28 settembre due giornate di ricordo pubblico nel segno del Diritto alla verità e del Dovere della memoria, è una vicenda emblematica. Sono passati vent’anni da quella sera del 28 settembre 1991, quando l’ingegnere Demetrio Quattrone viene ucciso con il giovane medico Nicola Soverino, colpevole soltanto di trovarsi accanto al bersaglio designato. Le modalità dell’agguato sono di chiaro stampo mafioso, ma autori, mandanti e movente sono rimasti sconosciuti. Quattrone, come tanti altri dimenticati, è vittima due volte. Lo è stato perché bersaglio dei clan e lo è stato ogni giorno, per vent’anni dalla sua morte, ogni qual volta si è tentato di offuscarne il ricordo ed inquinarne la memoria. Come accaduto a tante vittime, anche la sua storia è stata cancellata dall’oblio collettivo, alimentato dall’assenza di un processo che consentisse di chiarire la dinamica dei fatti. Dopo "l’imbarazzato silenzio" iniziale (segnalato nelle cronache giornaliste dell’epoca), rotto solo dai colleghi dell’Ispettorato del Lavoro che per una settimana si rifiutarono di recarsi sui cantieri, anche per lui si è presto fatto ricorso ai consueti meccanismi di "distrazione": il comodo movente dello "sgarro" o l’idea del tradimento di eventuali accordi intercorsi con le peggiori componenti delle istituzioni e del mondo dell’edilizia reggino. E poi la strada delle parentele eccellenti: l’ingegnere era parente di Franco Quattrone, potente politico DC dell’epoca. Ma Demetrio Quattrone non era solo "il cugino di Franco", come titolarono i giornali dell’epoca. Quattrone era in prima istanza un ispettore del lavoro nella Reggio degli anni ’80-’90, quando l’appalto è un business ed i lavoratori in nero li trovi anche nelle commesse pubbliche e non è facile denunciarne pubblicamente la condizione. E poi era un professionista. Universalmente stimato per il suo rigore e coraggio. Come tale, crediamo, andava ricordato dagli Ordini professionali della città, troppo spesso disattenti a riconoscere e valorizzare il ruolo che i propri iscritti giocano o possono giocare nella società. Nel bene e nel male.

La lunga scia di omicidi, di attentati e inchieste legate fin dagli anni Ottanta al settore urbanistico ci dicono che a Reggio di "mattone" si può morire. Il 1991, poi, è un anno che segna uno spartiacque: l’assassinio del giudice Antonino Scopelliti, ucciso a Campo Calabro il 9 agosto 1991, prepara il terreno alla conclusione della "seconda guerra di mafia" che dal 1985 insanguinava il territorio della città dello Stretto e per manifestare contro la quale, l’8 ottobre 1991, circa 40.000 persone provenienti da tutta la penisola, dopo aver sfilato alla consueta marcia della Pace – Assisi, hanno invaso le strade della città. Uno scenario complesso, insomma, che abbiamo provato a ricostruire incrociando documenti istituzionali (in primis, la relazione della Commissione d’inchiesta del Consiglio comunale di Reggio istituita nel 2008), la rassegna stampa dell’epoca, con le cronache dell’omicidio Quattrone pubblicate da La Stampa, l’Unità, La Repubblica e Gazzetta del Sud, articoli di approfondimento (Appalti, sangue e abusivismo nella città dolente di Romina Arena), ricostruzioni dedicate alla seconda guerra di mafia e all’omicido Scopelliti. Come sempre si tratta di un lavoro parziale e incompleto che intende offrire un contributo al processo di riappropriazione della memoria e che ha bisogno dell’aiuto di tutti voi.

Di seguito i materiali che potete consultare in archivio.

Le ricostruzioni

Appalti, sangue a abusivismo nella "città dolente" di Romina Arena

Demetrio Quattrone e Nicola Soverino, un mistero lungo 20 anni di Francesca Chirico

Breve storia della ‘ndrangheta 3/3 di redazione

Cosa nostra e ‘ndrangheta sparano al giudice Scopelliti di Ansa

I documenti

Reggio, il sacco della città – relazione della commissione d’inchiesta del Consiglio comunale di Reggio Calabria

I giornali

Agguato mafioso a Reggio, uccisi due professionisti di Pantaleone Sergi (La Repubblica, 28/09/1991)

Sangue e affari: così si muore in Calabria di Pantaleone Sergi (La Repubblica, 01/10/1991)

Calabria, massacrati due professionisti di Enzo Laganà (La Stampa, 30/09/1991)

I killer uccidono due volte, per errore e per affari di Aldo Varano (L’Unità, 30/09/2011)

L’omicidio di Quattrone e di Soverino: la rassegna stampa di Gazzetta del Sud

Le foto

Demetrio Quattrone, l’ingegnere "spigoloso"

Il libro

La città dolente. Le confessioni di un ex sindaco corrotto di Aldo Varano e Agatino Licandro (Einaudi, Torino 1993)